Mi dispiace, ma io con “criminale guerra allo Stato democratico” intendo lo scempio che da anni pessimi figuri, eletti da nessuno, ma nominati da quelle cloache che vengono chiamate segreterie di partito, fanno quotidianamente in parlamento e in senato, in barba a ogni plausibile buonsenso.
Si fa presto a dire che un gruppo di esagitati che, cavalcando una protesta che ha radici profonde e ragioni da vendere, seminano caos per una giornata, siano parte di una criminale guerra contro lo stato democratico, ma è un paravento logoro e consunto, a cui nessuno riesce più a credere, sul serio.
E, a costo di passare da cattivo maestro, c’è molta meno oscenità in un giovane che lancia sassi contro un potere più grande di lui -economico, non politico, che la politica ha abdicato da anni dal ruolo che le dovrebbe competere- che nella abusata reiterazione di riti pseudodemocratici e nei suoi consunti sacerdoti, loro sì davvero osceni e vergognosi, pronti ad ogni aberrazione per poter rimanere dove sono.
E la vergogna è che questi meccanismi di spartizione economica, di abuso continuo di potere, di familismo e desolazione etica, si ritrovano identici a tutti i livelli, dal comune alla provincia, dalla provincia alla regione, dalla regione alle alte cariche dello stato.
Stato che è diventato minuscolo. E più l’etica sfugge dalle mani di chi dovrebbe gestire la cosa pubblica, più incombe l’onda bigotta di una morale anche questa oscena, fatta di divorziati che inorridiscono davanti alle coppie di fatto, di politicanti che incitano all’omofobia e al rispetto per il crocifisso per poi farsi inculare a sangue il venerdì sera da una mistress trans (e il problema non è certo il farsi inculare, eh), di sacerdoti di morte che predicano la naturalezza di una vita da ameba.
Adesso ripensate al giovane con il sasso, o persino con la molotov, pensate ai suoi venti anni, pensate anche a quel che vede, pensate alla devastazione del sistema scolastico, pensate alla devastazione che la fine delle ideologie, ma anche delle idee, ha lasciato: forse non vi sembrerà così osceno.
Aveva ragione Monicelli. L’Italia ha bisogno di una Rivoluzione, ma con la R maiuscola.
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