Quello nella foto è quel che rimane dell’enorme Palazzo San Giacomo, nel contado di Russi, proprio a un tiro di schioppo dall’ex zuccherificio Eridania.
Palazzo costruito nel seicento, come ampliamento di un antico fortilizio. Palazzo ricchissimo, una vera e propria piccola Versailles romagnola.
Zona ricca quella del contado di Russi. Alberi da frutto, viti, fin dall’antichità. Tanto è vero che ad un altro tiro di schioppo dal Palazzo si trovano i resti della Villa Romana, una Domus di prim’ordine, che in epoca imperiale ha raggiunto dimensioni tali da ospitare probabilmente 200 persone, con tanto di terme private e persino una latrina per i lavoratori.
La produzione di vino doveva essere enorme per l’epoca: lo testimoniano i magazzini per le anfore e l’incredibile vasca per la pigiatura delle uve. Per non parlare dei ricchissimi e ottimamente conservati mosaici della parte padronale.
Insomma. Una vera villa da ricconi, che ho avuto modo di apprezzare grazie al bellissimo evento organizzato dal Gruppo Ravennate Archeologico (http://www.perglialtri.it/gra/) in occasione delle Ferie di Augusto.
Per cui due bellissimi palazzi incredibilmente ricchi, costruiti nella stessa zona, a circa 1500 anni di distanza. Non sarà un caso. Vien da dire.
Pace che negli anni passati nella stessa zona sia stato costruito quell’orrore di zuccherificio, ma trasformarlo ora in una enorme centrale a “biomasse” mi pare veramente una solenne bestemmia.
Dimenticavo. Chiaramente Palazzo San Giacomo è in condizioni a dir poco pietose; la Villa Romana se la cava un po’ meglio, ma non si sa per quanto.
State sereni.
Altri tempi, oramai lontani, di quelle canzoni che ti entrano non nell’anima, ma nella pancia. Ti scassano dentro, ti triturano, ti ricompongono. Ad ogni ascolto, a decenni di distanza.
La sobrietà è sopravvalutata. Più invecchio, più mi ritrovo estremista e decisamente poco sobrio.
Come si spiega la voglia di leggerezza? Per me ha la forma di una canzone, della voglia di ballare, del desiderio futile, del cuore che batte dopo una corsa senza senso, di quelle che si facevano da bambini.
La voglia di leggerezza è la parte più bella di noi che rischiamo di perdere crescendo.
A maggio è morto Carlos Trillo, creatore, fra le altre cose, della meravigliosa Cybersix, insieme al già compianto Carlos Meglia. Mi vien da piangere. :(
Mi dispiace, ma io con “criminale guerra allo Stato democratico” intendo lo scempio che da anni pessimi figuri, eletti da nessuno, ma nominati da quelle cloache che vengono chiamate segreterie di partito, fanno quotidianamente in parlamento e in senato, in barba a ogni plausibile buonsenso.
Si fa presto a dire che un gruppo di esagitati che, cavalcando una protesta che ha radici profonde e ragioni da vendere, seminano caos per una giornata, siano parte di una criminale guerra contro lo stato democratico, ma è un paravento logoro e consunto, a cui nessuno riesce più a credere, sul serio.
E, a costo di passare da cattivo maestro, c’è molta meno oscenità in un giovane che lancia sassi contro un potere più grande di lui -economico, non politico, che la politica ha abdicato da anni dal ruolo che le dovrebbe competere- che nella abusata reiterazione di riti pseudodemocratici e nei suoi consunti sacerdoti, loro sì davvero osceni e vergognosi, pronti ad ogni aberrazione per poter rimanere dove sono.
E la vergogna è che questi meccanismi di spartizione economica, di abuso continuo di potere, di familismo e desolazione etica, si ritrovano identici a tutti i livelli, dal comune alla provincia, dalla provincia alla regione, dalla regione alle alte cariche dello stato.
Stato che è diventato minuscolo. E più l’etica sfugge dalle mani di chi dovrebbe gestire la cosa pubblica, più incombe l’onda bigotta di una morale anche questa oscena, fatta di divorziati che inorridiscono davanti alle coppie di fatto, di politicanti che incitano all’omofobia e al rispetto per il crocifisso per poi farsi inculare a sangue il venerdì sera da una mistress trans (e il problema non è certo il farsi inculare, eh), di sacerdoti di morte che predicano la naturalezza di una vita da ameba.
Adesso ripensate al giovane con il sasso, o persino con la molotov, pensate ai suoi venti anni, pensate anche a quel che vede, pensate alla devastazione del sistema scolastico, pensate alla devastazione che la fine delle ideologie, ma anche delle idee, ha lasciato: forse non vi sembrerà così osceno.
Aveva ragione Monicelli. L’Italia ha bisogno di una Rivoluzione, ma con la R maiuscola.
Facciamo finta di nulla e per l’ennesima volta ripartiamo da capo.
Non più un blog, anche perché non va più di moda, un Tumblr aperto più di un anno fa e lasciato lì a prendere polvere.
Proviamo a spolverarlo un po’.
Benvenuti, in ogni caso.